Farmaci antinfiammatori

Antinfiammatori: quando servono e quando evitarli

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di Alessio Acquisti

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Foto di Karola G: https://www.pexels.com/it

Farmaci antinfiammatori, un aiuto contro dolore ed infiammazione

Tali categorie di medicinali agisce nel tentativo di limitare il processo infiammatorio ed al contempo ridurre il dolore percepito. Rappresentano inoltre una delle tipologie di farmaci più utilizzati; in questo testo vedremo in quali classi si suddividono, quando assumerli ed in quali circostanze evitarli.

Quali sono le categorie di farmaci antinfiammatori?

Le due principali famiglie di antinfiammatori sono le seguenti:

  • Farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS, anche detti NSAIDs).
  • Cortisonici o corticosteroidi.

La caratteristica comune di questi due gruppi è l’azione volta a contrastare i processi infiammatori, esercitata in base alle singole proprietà.

Cos’è l’infiammazione e perché avviene?

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Immagine generata con CanvaAI

Il nostro organismo reagisce a condizioni dannose dovute ad agenti chimici, biologici o fisici, mediante l’infiammazione come meccanismo innato di difesa, con l’intento di agire sulla causa scatenante e favorire il ripristino delle condizioni fisiologiche.

Intervenire sul naturale processo infiammatorio attraverso l’assunzione dei farmaci può risultare decisivo per ridurre la probabilità che si instauri un’infiammazione cronica: durante tale condizione la persistenza dell’agente flogogeno, responsabile in prima istanza dell’infiammazione, potrebbe determinare un peggioramento delle condizioni di salute complessive.

FANS e terapia

Sono tra i farmaci più utilizzati per la loro azione antinfiammatoria (antiflogistica), antipiretica ed antidolorifica. Tali sostanze vennero così denominate per differenziarle dai farmaci steroidei cortisonici, infatti, traduciamo il termine FANS come Farmaco Antinfiammatorio Non Steroideo. Per la maggiore sono acquistabili senza ricetta medica come medicinali di automedicazione da utilizzare per terapie brevi; tra i più comuni principi attivi troviamo:

  • Ibuprofene.
  • Ketoprofene.
  • Naprossene.
  • Diclofenac.
  • Acido acetilsalicilico.

La varietà di applicazioni di questi farmaci comprende anche terapie complesse dove si rende necessaria un’azione antinfiammatoria ed antidolorifica marcata, da eseguire sotto controllo medico successivamente all’erogazione di una prescrizione; è importante ricordare che tali terapie devono seguire una posologia precisa ed avere una durata breve al fine di mantenere una rapporto positivo tra benefici e rischi. Tra questi troviamo altri principi attivi noti:

  • Ketorolac.
  • Nimesulide.
  • Celecoxib.
  • Etoricoxib

Cortisonici e terapia

La famiglia dei cortisonici è formata da numerosi principi attivi ad azione antinfiammatoria ed immunosoppressiva utilizzabili per il trattamento dell’infiammazione, unicamente sotto consiglio medico, mediante terapie precise e controllate.

Sono farmaci di sintesi, strutturalmente simili al cortisolo, un ormone prodotto dalle ghiandole surrenali responsabile della risposta allo stress nonché di alcune funzioni metaboliche quali: il controllo glicemico, la pressione sanguigna, il ritmo sonno-veglia ed il processo infiammatorio. Tra le specialità più conosciute troviamo:

  • Metilprednisolone.
  • Prednisolone.
  • Betametasone.
  • Idrocortisone.

Come agiscono FANS e cortisonici?

Entrambe le categorie combattono il propagarsi dell’infiammazione con l’obiettivo di contenerla e di moderare il dolore. Alla luce della loro struttura molecolare, però, esercitano questa funzione con modalità diverse.

I FANS operano come inibitori di una famiglia di enzimi, le ciclossigenasi o COX; bloccandoli esercitano un effetto diretto di riduzione nella produzione di prostaglandine (PGE), mediatori coinvolti nel processo di infiammazione, limitandone così la sintomatologia associata.

Lo sviluppo di nuove molecole appartenenti alla categoria dei FANS ha prodotto molecole capaci di inibire selettivamente un’isoforma enzimatica. L’enzima COX, infatti possiede differenti versioni (principalmente COX-1, COX-2) aventi diversa distribuzione e funzioni più o meno specifiche; il risultato di un’inibizione selettiva verso un’isoforma o un’altra può determinare la riduzione di alcuni effetti indesiderati comuni per questa categoria di sostanze.

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Il meccanismo d’azione dei cortisonici, invece, si suddivide in due diversi processi: nel primo, l’azione antinfiammatoria deriva dall‘aumento della sintesi di lipocortina, che determina una diminuzione dei leucotrieni e delle prostaglandine (PGE); nel secondo, l’effetto immunosoppressivo si ottiene attraverso l’interazione diretta con i globuli bianchi favorendo, così, la riduzione della sintesi dell’interleuchina-1, molecola coinvolta nella produzione di PGE e nel favorire il processo infiammatorio in seguito ad infezioni batteriche.

Quando assumere un antinfiammatorio

I presupposti all’utilizzo di un farmaco antinfiammatorio sono molteplici; i più comuni riguardano i FANS che possono essere assunti per migliorare la sintomatologia legata a infezioni respiratorie, mal di testa, mal di denti, dolori mestruali e dolori di natura traumatica. In seguito a diagnosi medica possono essere utilizzati i COX-2 selettivi, in fase acuta come supporto sintomatico, per terapie specifiche come il lupus eritematoso, l’artrite reumatoide o l’artrosi. Generalmente è sconsigliato assumere FANS, selettivi e non, in modo cronico.

L’uso dei cortisonici si adatta sia a contrastare la sintomatologia infiammatoria acuta che in alcune patologie specifiche come “farmaco di fondo“, al fine di rallentare la progressione di una malattia valutando con attenzione il rapporto tra benefici a breve termine ed effetti collaterali nel lungo periodo. Trovano applicazione in un ampio ventaglio di situazioni terapeutiche come:

  • Processi infiammatori legati ad allergie.
  • Malattie autoimmuni come il lupus eritematoso o l’artrite reumatoide.
  • Broncopneumatia cronica ostruttiva (BPCO).
  • Malattie oculari.
  • Dermatiti.

La terapia assegnata dal medico, ma anche quella prevista per un farmaco da banco, deve essere rispettata in modo diligente, minimizzando così i possibili effetti collaterali caratteristici di questi due gruppi di sostanze.

Effetti collaterali e controindicazioni dei FANS

La riduzione di produzione delle prostaglandine, determinante per l’effetto terapeutico, è responsabile degli effetti collaterali a livello gastrointestinale. Proprio le PGE infatti sono componenti essenziali nella protezione dall’acidità dello stomaco.

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Foto di Robystarm da Pixabay

I principali effetti collaterali dei FANS sono quindi a carico del tratto gastrointestinale e comprendono:

  • Acidità.
  • Bruciore di stomaco.
  • Nausea.
  • Diarrea.

Questi farmaci sono quindi da evitare per pazienti che soffrono di gastrite o ulcera gastrica e per coloro che fanno uso di antiaggreganti pastrinici in quanto l’effetto terapeutico potrebbe accentuarsi.

In caso di terapie con FANS COX-2 selettivi abbiamo una riduzione degli effetti collaterali gastrointestinali, l’isoforma principale ovvero la COX-1 infatti è la responsabile della protezione dall’acidità gastrica mediante le PGE. Per questa famiglia di FANS selettivi, però, si è notato un aumento significativo degli eventi cardiovascolari e per questo motivo se ne raccomanda l’utilizzo unicamente secondo la prescrizione ed il consiglio medico.

FANS in gravidanza e nei bambini

L’assunzione di FANS è controindicata per tutto il periodo di gestazione. Seppur non esistano studi conclusivi è riconosciuto come l’assunzione nel primo trimestre potrebbe determinare aborto spontaneo (AIFA), utilizzati durante la seconda metà della gravidanza potrebbero condurre invece a danno renale fetale ed infine nel terzo trimestre possono causare la chiusura del dotto di Botallo con conseguenze gravi per la salute del neonato.

L’utilizzo di aspirina, ovvero acido acetilsalicilico, è controindicato fino al sedicesimo anno di età a causa di un possibile effetto collaterale potenzialmente fatale, la sindrome di Reye.

Effetti collaterali e controindicazioni dei cortisonici

A differenza dei FANS questo gruppo di farmaci ha effetti collaterali eterogenei che aumentano con il prolungarsi delle terapie. Possiamo riassumere questi effetti come segue:

  • Irritabilità.
  • Possibile aumento di peso.
  • Aumento del rischio di infezioni.
  • Debolezza muscolare.
  • Aumento dei valori glicemici.
  • Riduzione massa ossea con possibile osteoporosi.
  • Infiammazione del tratto gastrointestinale.
  • Aumento pressione sanguigna

I soggetti sani che per necessità utilizzano cortisonici per lunghi periodi hanno un rischio aumentato di sviluppare diabete ed osteoporosi. Per questo motivo pazienti già affetti da queste due patologie ma anche da cataratta, glaucoma ed ipertensione necessitano di un controllo adeguato nel corso della terapia.

Conclusioni

L’utilizzo dei farmaci antinfiammatori riguarda numerose casistiche. Conoscere le proprietà di queste sostanze può guidarci verso un uso consapevole limitandone le controindicazioni.

Nel caso di un medicinale di automedicazione (FANS) le avvertenze non sono differenti: limitarsi al minor numero possibile di somministrazioni, aver cura di consumare il farmaco a stomaco pieno, registrare e comunicare effetti indesiderati può aiutare a mantenere un rapporto positivo fra i benefici ed i rischi associati all’utilizzo del farmaco.

La comunicazione con il proprio medico e farmacista è determinante per l’assunzione di queste categorie di sostanze; insistere nella somministrazione di un farmaco antinfiammatorio per ridurre il dolore può sembrare la scelta appropriata ma espone a rischi evitabili. D’accordo con il professionista è possibile valutare strategie alternative, cure e trattamenti diversi che possono limitare il consumo di tali sostanze.


Scritto da Alessio Acquisti – Farmacista e copywriter freelance

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