Allergie Alimentari in Aumento: le 5 Cause Principali, i Dati e le Prospettive Future

Tabella dei Contenuti

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Le allergie alimentari rappresentano una delle sfide sanitarie più significative del XXI secolo.

Negli ultimi decenni, si è osservato un incremento preoccupante della prevalenza di queste condizioni, che colpiscono sempre di più bambini e adulti in tutto il mondo.

Comprendere le cause di questo fenomeno e le implicazioni è fondamentale per sviluppare strategie preventive efficaci.

L’Epidemia Silenziosa: I Numeri delle Allergie Alimentari

I dati epidemiologici recenti confermano una tendenza allarmante: le allergie alimentari sono in costante crescita nei Paesi industrializzati. Secondo uno studio italiano EPIFA (Epidemiology of Pediatric Italian Food Allergy) condotto in Campania e pubblicato sul Journal of Allergy and Clinical Immunology Global, si è registrato un aumento del 34% delle allergie alimentari in età pediatrica nell’arco di dieci anni (2009-2021).

La situazione è ancora più critica nei bambini più piccoli: nella fascia d’età compresa tra 0 e 3 anni, l’incremento ha raggiunto il 120,8%. Estendendo questi dati alla popolazione pediatrica italiana generale, si stima che attualmente vi siano oltre 92.000 bambini affetti da allergia alimentare nel nostro Paese.

A livello internazionale, le statistiche sono ugualmente preoccupanti. Studi europei stimano che circa il 7,5% dei bambini e il 2% degli adulti soffrano di reazioni avverse al cibo. Nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Australia si è osservato un aumento fino a sette volte dei ricoveri ospedalieri per reazioni allergiche gravi agli alimenti nei bambini negli ultimi 10 anni.

La Gravità del Problema: Anafilassi e Mortalità

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Non si tratta solo di un aumento quantitativo, ma anche qualitativo. Uno dei dati più allarmanti riguarda la severità delle reazioni: un bambino su quattro tra quelli che hanno sviluppato allergia alimentare ha presentato storia di shock anafilattico. Questo dato si allinea con l’aumento del 400% dei casi si accessi in Pronto Soccorso per anafilassi da cibo registrato in Italia nell’ultimo decennio.

In Italia, ogni anno si verificano tra i 2 e i 4 decessi dovuti a reazioni allergiche alimentari, con la maggior parte delle vittime di età inferiore ai 20 anni. A livello globale, si stima che tra 240 e 550 milioni di persone soffrano di allergie alimentari.

Gli Allergeni Principali: I “Colpevoli” Più Comuni

Gli otto principali alimenti allergizzanti (latte, uovo, arachide, soia, frutta a guscio, crostacei, grano e pesce) sono responsabili di oltre il 90% delle allergie alimentari. Tuttavia, lo studio EPIFA ha identificato una distribuzione specifica degli allergeni in Italia:

  • Latte vaccino: 55% dei casi
  • Uova: 33% dei casi
  • Frutta a guscio: 24% dei casi

Particolarmente significativa è la crescita delle allergie alla frutta a guscio, passate dal 3% all’8% dei casi pediatrici, e quella alle arachidi, dall’1% al 6%. Le allergie all’arachide e al latte rimangono le più pericolose, essendo maggiormente associate a reazioni gravi e potenzialmente fatali come l’anafilassi.

Le Cause dell’Aumento: Un Puzzle Multifattoriale

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  • L’ipotesi igienista e il microbiota intestinale: una delle teorie più accreditate per spiegare l’aumento delle allergie alimentari è l’ipotesi igienista, elaborata negli anni Ottanta dall’epidemiologo David P. Strachan. Secondo questa teoria, il miglioramento globale dell’igiene ha comportato una minore esposizione ai microbi, indispensabili per la corretta stimolazione del sistema immunitario, predisponendo così alle allergie i soggetti più sensibili. Studi recenti hanno confermato il ruolo cruciale del microbiota intestinale nello sviluppo delle allergie alimentari. L’industrializzazione e lo stile di vita moderno hanno alterato l’equilibrio del microbiota, riducendo l’esposizione a una varietà di microorganismi. Ricerche hanno dimostrato differenze significative nella composizione del microbiota intestinale tra bambini con allergie alimentari e bambini sani. In particolare, nei soggetti allergici è stata riscontrata una ridotta presenza di Bifidobacterium a di determinati ceppi di Clostridi, batteri associati a un minor rischio di sviluppare allergie alimentari. Studi condotti dall’Università di Chicago e dall’Università di Napoli Federico II hanno dimostrato una relazione causale tra alterazioni del microbiota e allergia alimentare attraverso esperimenti di trapianto di microbiota.
  • Il ruolo degli alimenti ultraprocessati: un fattore di grande importanza nel favorire la comparsa di allergie alimentari è l’aumento continuo del consumo di alimenti ultraprocessati in età pediatrica, già a partire dal primo anno di vita. Questi alimenti, il cosiddetto “cibo spazzatura”, sono in grado di alterare il sistema immunitario e scatenare la comparsa di allergie. Il fenomeno è documentato non solo in Italia, ma anche in altri Paesi come Stati Uniti e Australia.
  • L’uso eccessivo di farmaci e antibiotici: l’eccessiva prescrizione di antibiotici e farmaci inibitori dell’acidità gastrica rappresenta un altro fattore di rischio significativo. Questi farmaci possono alterare l’equilibrio del microbiota intestinale, compromettendo lo sviluppo di un sistema immunitario equilibrato. Anche l’uso di disinfettanti e antisettici contribuisce a ridurre l’esposizione microbica necessaria per una corretta maturazione immunitaria.
  • Fattori perinatali e allattamento: studi hanno evidenziato l’importanza del parto naturale e dell’allattamento al seno nella prevenzione delle allergie. L’allattamento al seno promuove lo sviluppo di un sistema immunitario equilibrato sia per le sostanze immunomodulanti e anticorpali che fornisce, sia per il pool di microrganismi trasmessi dalla madre al bambino durate il parto naturale e l’allattamento stesso. Il parto cesareo, l’utilizzo di latte artificiale e i cambiamenti nelle abitudini alimentari sono stati tutti correlati a un maggior rischio di sviluppare allergie alimentari.
  • Fattori ambientali e urbanizzazione: indagini epidemiologiche hanno dimostrato che l’urbanizzazione, gli elevati livelli di emissioni dei veicoli e lo stile di vita occidentale sono correlati a una maggiore frequenza di allergie, prevalentemente nelle persone che vivono nelle aree urbane rispetto a quelle rurali. L’inquinamento atmosferico e il cambiamento climatico stanno inoltre contribuendo all’aumentare dell’intensità e della diffusione delle allergie.

Diagnosi e Gestione Clinica

La diagnosi di allergia alimentare richiede un approccio multidisciplinare che comprende:

  • Anamnesi dettagliata e diario alimentare
  • Test cutanei (prick test)
  • Dosaggio delle IgE specifiche nel sangue
  • Test di provocazione orale sotto controllo medico
  • Test di attivazione dei basofili (BAT test): una nuova metodica che permette di simulare in laboratorio le reazioni allergiche senza esporre il paziente a rischi e di predire la gravità della risposta.

Fondamentale è distinguere le allergie alimentari, che coinvolgono il sistema immunitario e possono causare reazioni immediate e gravi, dalle intolleranze alimentari, che sono legate a difficoltà digestive e provocano sintomi meno pericolosi ma altrettanto fastidiosi.

La gestione delle allergie alimentari si basa principalmente su:

  • Eliminazione dell’allergene: l’evitamento rigoroso dell’alimento scatenante rimane la strategia principale
  • Terapia farmacologica d’emergenza: antistaminici per sintomi lievi, cortisonici per forme respiratorie, e autoiniettore di adrenalina per il rischio di anafilassi
  • Educazione terapeutica: lettura delle etichette alimentari, comunicazione delle allergie nei ristoranti e alle persone vicine
  • Immunoterapia orale (OIT): somministrazione di piccole dosi crescenti dell’allergene per indurre tolleranza, utilizzata per alimenti come arachidi, uovo e latte.

La ricerca sta esplorando nuove frontiere terapeutiche:

  • Anticorpi monoclonali: l’omalizumab, già utilizzato per l’asma, ha dimostrato efficacia nel ridurre il rischio di reazioni allergiche gravi. La FDA americana ha approvato il suo utilizzo per la prevenzione delle allergie alimentari;
  • Farmaci biologici: molecole che agiscono su target molecolari specifici, rappresentano una nuova frontiera nel trattamento delle forme più persistenti e severe;
  • Probiotici e prebiotici: manipolazione mirata del microbiota intestinale per prevenire e trattare le allergie alimentari.

In conclusione, l’aumento delle allergie alimentari rappresenta una sfida complessa per la sanità pubblica, con un impatto significativo sulla qualità di vita dei pazienti e delle famiglie, oltre a comportare costi elevati per il sistema sanitario. La comprensione dei meccanismi alla base di questo fenomeno, in particolare il ruolo del microbiota intestinale e dei fattori ambientali, sta aprendo nuove strade per la prevenzione e il trattamento.

Di fondamentale importanza è un approccio multidisciplinare che coinvolga allergologi, gastroenterologi, nutrizionisti e immunologi per affrontare efficacemente questo problema crescente. L’educazione della popolazione, la promozione di stili di vita sani e l’uso razionale dei farmaci sono elementi chiave per contrastare l’aumento delle allergie alimentari.

La ricerca continua a fornire nuove evidenze e strategie terapeutiche innovative che, nel prossimo futuro, potrebbero trasformare radicalmente la gestione di queste condizioni, offrendo speranza a milioni di persone che ne soffrono in tutto il mondo.

Sitografia

  • Istituto Superiore di Sanità: “Intolleranze alimentari aspetti epidemiologici”;
  • Ansa.it: “Boom di allergie alimentari, in Italia 4 decessi l’anno”;
  • Centro di Allergologia Pediatrica: “Terapie innovative contro le allergie persistenti”.

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